Oggi gioco a fare il sociologo e voglio parlarvi degli artisti di strada, cioè di quelle persone che vivono esibendosi in varie arti nelle nostre piazze e lungo le nostre strade. Mi sono sempre chiesto se essi lo facciano per scelta libera o per necessità, non avendo trovato altro impiego. Da questa mia curiosità sono partito e ho chiesto a molti di loro il motivo che li muoveva; ho impiegato un po’ di mesi e ben sapendo che comunque un’indagine statistica è ben altra cosa, vi spiego come è andata. Tutti coloro con i quali mi sono soffermato a chiacchierare su una panchina o accovacciati su di un marciapiede, mi hanno detto che la loro è stata una scelta dettata dalla voglia di essere liberi, non vincolati da orari fissi e giorni lavorativi sempre uguali, aggiunto alla felicità di poter creare continuamente. Ricordo in particolare Mario un giovane più o meno della mia età (ora soddisfo anche la vostra curiosità sulla mia età: 36 anni) che aveva anche una moglie e due bambini e come casa un camper con il quale si spostavano per tutta l’Europa. L’ho conosciuto sul lago di Garda e sua moglie era contenta di fare quella vita che a me, invece, sembrava da vagabondi. La cosa che più mi ha stupito, però, era che alla mia domanda su come facevano a non aver paura di rimanere senza soldi, ad organizzare una spesa, a poter comprare qualsiasi oggetto, indispensabile o meno che sia, senza la sicurezza di avere un’entrata fissa, la risposta più comune era che a loro bastava poco per vivere e si accontentavano di ciò che “guadagnavano” con le offerte raccolte. A questo punto, mi è venuto spontaneo pensare a quanti tra noi, la maggior parte, ci affanniamo dalla mattina alla sera ad arrivare puntuali al lavoro, ad essere in ansia per le nostre tasche che sembrano sempre vuote, anche quando magari non lo sono del tutto, a cercare di compiacere il “capo” o ad accontentare mogli e figli sempre più esigenti e mai paghi (come noi stessi del resto). Vuoi vedere che hanno ragione loro? Vuoi vedere che hanno raggiunto la vera felicità? Non hanno pensieri, o non se li creano, non hanno a che fare con banche, assicurazioni, poste, carte di credito e bollette. Vivono sempre in mezzo alla gente e forse costruiscono anche amicizie più belle di quelle che noi costruiamo sul luogo di lavoro e si accontentano, dicevo prima, cioè hanno capito che non desiderare è la regola d’oro in questa società consumistica per non essere schiavi della pubblicità o di desideri mai appagati del tutto. Certo, confesso, che io non riuscirei a vivere come loro, ma, chissà; voi cosa ne pensate?
