Aspetto storico
La storia di questo dipinto ha origini antiche, risale, infatti, agli anni ’30.
In quel periodo non esisteva ancora l’attuale strada denominata Luigi de Maio che fu costruita successivamente per volontà del sindaco di Sorrento, Luigi de Maio, e proprio in onore al suo impegno fu costruita l’attuale strada che collega Piazza Tasso con piazza Sant’Antonino e con il porto.
Fino a quel momento si accedeva alla suddetta piazza solo attraverso il vicoletto Sant’Antonino.
La Piazza si presentava con un aspetto disadorno e con pochi palazzi. In particolare la Chiesa di Sant’Antonino eretta nel IX secolo proprio sul luogo della sepoltura del Santo che coincide con la cinta muraria della Città ed il Conservatorio di Santa Maria delle Grazie, fatto costruire dalla nobile sorrentina Bernardina Donnorso insieme all’omonima Chiesa, mentre sul lato sinistro ,oggi occupato dai palazzi delle famiglie Fiorentino e Foggiano, giaceva un cumulo di macerie, residui di un complesso conventuale.
Nell’anno 1931 Salvatore Fiorentino che si dedicava all’imprenditorialità edile, lasciando ai fratelli Giuseppe e Antonino (che erano i veri artisti della famiglia) il lavoro artistico delle costruzioni, acquista in lotti ed in periodi successivi i ruderi del convento con annesso refettorio perché desidera costruire tre palazzi da lasciare in eredità ai suoi tre figli.
Quando inizia a costruire, però, il proprietario del palazzo vicino lo cita in giudizio affermando che laddove Salvatore Fiorentino intende costruire è suolo pubblico.
Un poco scoraggiato, il sig. Fiorentino fa voto di dipingere un ritratto del Santo Patrono qualora riuscisse a vincere la causa.
Dopo qualche tempo il giudice incaricato della questione, non trovando riscontri giuridici alle affermazioni delle parti, decide di ascoltare le persone anziane di Sorrento, le quali, interrogate, affermano che il suolo acquistato da Salvatore Fiorentino non è suolo pubblico e che, anzi, tale luogo era utilizzato da coloro che portavano le arance da Piazza Tasso al porto, i quali per abbreviare passavano tra le macerie, facendosi raccomandazioni a vicenda di camminare con cautela, perciò il luogo era chiamato comunemente “into chianu chianill”.
Insomma, era vero che la gente ci passava, ma era altrettanto vero che non era un luogo carrabile, ma soltanto una scorciatoia di fortuna.
Gli anni, intanto, passano e Salvatore Fiorentino porta a termine la costruzione dei tre palazzi che oggi corrispondono al palazzo Fiorentino (eredi Fiorentino), palazzo Fiorentino (eredi De Nicola) e palazzo Foggiano (eredi Foggiano Antonino e Francesco Saverio).
Nel frattempo la struttura urbana di questa parte di Sorrento cambia radicalmente con la conclusione della nuova strada Luigi de Maio che diventa ben presto l’unica via di accesso per il porto ed è proprio in questa strada che viene collocato l’ingresso del palazzo Foggiano, in modo adiacente al vecchio passaggio di “Into chianu chianill” dove oggi c’è l’agenzia di viaggi “Syrene & Sogni”.
Il portone d’ingresso è costruito interamente in legno e reca, sopra di esso, la lunetta con il disegno del miracolo della balena.
Aspetto artistico
Prima di analizzare il dipinto è necessario sottolineare che, da alcune testimonianze che trovano riscontro anche in fotografie dell’epoca, possiamo affermare che gli autori dovevano essere Giuseppe e Antonino Fiorentino, i quali elaborarono e fecero una bozza in terracotta per poter successivamente realizzare il dipinto.
Purtroppo, però, entrambi morirono senza poter ultimare l’opera che fu realizzata da Salvatore Fiorentino, all’età di novantuno anni.
La datazione risale al 1961, anche se da una dedica incisa a pennarello in fondo al dipinto, si evince che esso fu posto sul portale del palazzo dopo la morte dell’autore.
La base è di legno mentre i colori sono ad olio. In primo piano vi è la figura di Sant’Antonino con il suo vestito di Abate e con il pastorale impugnato con la mano destra, mentre con la mano sinistra indica l’alto.
Appare evidente che l’autore, disegnando il santo in questo modo, vuole evidenziare due aspetti della vita del Patrono Sorrentino e cioè la dignità vescovile che aveva assunto, testimonianza del legame strettissimo non solo umano, ma spirituale tra gli abitanti di Sorrento e Antonino Abate e la sua grande umiltà che lo spinge ad indicare nel Dio del Cielo il datore di tutti i doni e di tutti i miracoli.
L’atteggiamento di Sant’Antonino è da collegare a quello assunto dalla madre del fanciullo, la quale è raffigurata inginocchiata ed in un atteggiamento di prostrazione ai piedi del Vescovo Abate.
La madre è rappresentata in abiti molto semplici, molto probabilmente per rimanere fedele alla leggenda, la quale afferma che ella accorse alla notizia senza, giustamente, senza badare a ciò che indossava.
Molto suggestiva è anche la figura della balena raffigurata con le fauci spalancate nell’atto di restituire il bambino. Lo sfondo è rappresentato dal Golfo di Napoli con il Vesuvio.
Da notare che, osservando il bozzetto in terracotta, pur se il tema è lo stesso, la scena assume caratteri diversi. Infatti, la figura di Sant’Antonino ha un’ espressione meno ascetica, più terrena, ed anche la madre del fanciullo.