Uno squalo nel mare della costiera: è il “cugino” dello squalo bianco

squalo okUno squalo nella rete da pesca. E’ accaduto nei giorni scorsi a Massa Lubrense nelle acque dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. Si tratta di un esemplare di squalo Mako(Isurus oxyrinchus), lungo circa mezzo metro. Una femmina di pochi giorni finita accidentalmente in una rete da pesca legale e autorizzata. Purtroppo, non e’ stato possibile salvarla. Lo squalo Mako e’ un temibile predatore, tra i più’ pericolosi e spietati. In qualche caso ha attaccato anche l’uomo. Appartiene alla famiglia del famigerato squalo bianco ed e’ un protagonista fondamentale del romanzo di Hemingway “Il vecchio e il mare”: divora il Marlin faticosamente pescato dal vecchio Santiago.

Presente nel Mediterraneo, non e’ pero’ molto diffuso e la sua presenza e’ in calo. I maschi possono raggiungere i 2-2,5 metri di lunghezza e le femmine anche i 3, ma ne sono stati pescati e avvistati anche di più’ grossi. Alla nascita misura circa 60 centimetri. Il Mako è una delle poche specie di squalo che, come il Bianco, è in grado di saltare fuori dall’acqua anche oltre la lunghezza del proprio corpo, fino a ben 6 metri dalla superficie. La sua dieta è tipica ed è costituita da calamari, totani, tonnetti, sgombri, ma può attaccare anche pesci spada e tonni. E’ un ottimo nuotatore per lunghe distanze.

«La presenza dello squalo Mako nel mare del Parco testimonia ancora una volta l’ottima salute delle acque e degli habitat pelagici- osserva Roberto Sandulli, professore di Zoologia e Biologia marina presso l’Università Parthenope di Napoli- Peccato che questo ‘piccolo’ sia rimasto intrappolato accindentalmente nella rete da pesca e che non sia stato possibile salvarlo».

About Giuseppe Damiano

Ho 36 anni, vivo dalla nascita a Sorrento e sono iscritto da 12 anni all’Ordine dei giornalisti della Campania. Collaboro, da cronista per l’area sorrentina, con il quotidiano “Il Mattino” e, da free lance, con testate locali. Tralascio il solito elenco di esperienze passate, per non “inimicarmi” da subito il lettore di turno. Ma una precisazione è doverosa: non “vivo” più di giornalismo. Oggi, qui, non è possibile farlo. Motivo per il quale, molti amici e colleghi hanno deciso di uscire dal “giro”. Io, tutto sommato, ho ancora il coraggio di restare.

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