Sorrento – E’ il 15 Novembre, l’aria tersa dell’autunno è il contorno di una delle scoperte più importanti di questo inizio secolo per la storia della Città di Sorrento. L’antica porta di Marina Grande nasconde l’ingresso ad un passaggio che serviva da via di fuga in caso di attacchi nemici per poter raggiungere altri punti strategici della fortificazione che proteggeva la Città dagli attacchi nemici.
Luigi Garbo, Presidente dell’Associazione Culturale Accademia di Storia Patria “Santi Giovanni, Giorgio e Michele Arcangelo”, da tempo chiede a gran voce il recupero della via d’accesso più antica di Sorrento. Un varco che ha segnato profondamente la storia della Città in quanto è proprio da essa che partì l’attacco della flotta Turca di Pialì Mustafà nella notte del 13 giugno dell’anno 1558. Un attacco che costò la vita a tantissimi cittadini di Sorrento, Massa Lubrense e dei comuni limitrofi. Un saccheggio che richiese anni prima di vedere la cicatrizzazione di ferite profonde destinate a portare la sua eco fino ai giorni nostri.
La stessa porta è stata il set cinematografico del capolavoro di Dino Risi “Pane, amore e…” con Vittorio De Sica e Sophia Loren. Un film che, ancora oggi, rappresenta una delle pellicole più rappresentative di Sorrento con i suoi scorci, i suoi borghi ed il suo folklore.
Il progetto di riqualificazione è stato reso possibile grazie alla partnership tra il Comune di Sorrento ed il Rotary Club e con il contributo di sponsor privati. Questa è una testimonianza di come, quando pubblico e privato riescono a far confluire i propri interessi, si riescono a realizzare iniziative per il bene collettivo e destinate a rimanere nella storia.
L’ingresso scoperto, si presume, dovrebbe collegare, attraverso un cunicolo, la porta di Marina Grande con Villa Tritone – dove durante la seconda guerra mondiale dimorò Benedetto Croce -, l’Hotel Syrene, l’ex monastero benedettino delle suore di clausura di San Paolo ed il convento di San Francesco. Quest’ultimo, da tempo immemore, è oggetto di ipotesi che lo vedono come punto di snodo centrale di più cunicoli atti a collegare il convento con varie vie di fuga verso il mare.