La parola confraternita deriva dalla voce latina “frater” (fratello) che ha, poi, originato “fraternitas” e “confraternitas” che identificano le confraternite secondo il Diritto Canonico al contrario di altre parole come “consociatio”, “fraternitas laicorum” ecc…
A Roma esse sono antichissime tant’è che i primi documenti che ne certificano l’esistenza risalgono all’anno 894, con la Bolla di Giovanni XIV riferita alla Romana Fraternitas, mentre nel resto della penisola italiana, si diffondono soprattutto nelle zone dell’attuale Toscana ed Emilia-Romagna.
A Napoli, dove secondo lo studioso G. Alagi, venivano chiamate “staurite” o “estaurite” riprendendo il nome delle piccole cappelle mete di processioni.
Nel sud-Italia si diffondono sempre più, invece, confraternite che mantengono nel loro nome parole come battenti, frustati ecc. per far riferimento a riti espiatori.
Molti storici sostengono che le processioni di Sorrento (come di tutto il sud) sono influenzate dalle processioni degli incappucciati della Spagna e che quest’influenza culturale sia originata con la dominazione spagnola del Regno delle due Sicilie, con incontro tra la cultura iberica e quella napoletana.
Questo è vero solo in parte perché se le Arciconfraternite dei “Servi di Maria”, di “Santa Monica” e del “S.S.Rosario” (originariamente il vestito prevedeva il cappuccio) nascono con le uguali finalità di assistenza ai poveri, alle vedove e alla sepoltura dei diseredati, a Sorrento si occupavano anche di dare degna e cristiana sepoltura ai cadaveri che il mare consegnava.
Non sembra, quindi, vero che prendono dalla Spagna la tradizione di uscire, in processione, con i cappucci. Tale usanza, infatti, sembrerebbe risalire al 1260, quando in Umbria l’eremita Raniero Fasani, invitò i cittadini di Perugia alla penitenza vestendosi con un saio, coprendosi il viso e con una disciplina di strisce di cuoio in mano.
Da allora tale usanza si diffuse dalla Campania alla Sicilia, ma con modalità diverse; infatti, inizialmente i confratelli si riunivano nelle loro chiese, lasciando solo due lumi accesi: uno sull’altare e uno sul banco del Governatore o Priore; prostratisi tutti i fratelli, il Governatore intonava il Salmo 66 (Deus Miserere) e durante la recita del salmo si distribuivano le discipline che erano state disposte sull’altare.
Dopo veniva letto il capitolo commemorativo della Passione di Gesù o l’epistola di San Paolo ai filippesi e dopo, ancora, che il governatore recitava il versetto “servite Domino in timore,et exultate ei cum tremore”, alle parole “apprehendite disciplinam” i fratelli iniziavano a battersi rispondendo “Miserere nobis”.
In ultimo c’è da dire che le congreghe, dopo il Concilio di Trento del 1562 (che se ne occupò per primo nella XXII sezione), furono definitivamente normate con l’emanazione del Diritto Canonico nuovo emanato dal papa Giovanni Paolo II nel 1983 (25 Gennaio) al titolo V, insieme alle altre organizzazioni laicali, risolvendo una volta e per sempre gli scontri tra governo laico e autorità del vescovo diocesano (che oggi deve autorizzarne la nascita e ha la facoltà di visita e di controllo).