Più della metà di noi quando vede qualcuno sbadigliare, dopo poco ha lo stesso stimolo. Ma a cosa è dovuto?
Da anni scienziati di ogni dove stanno cercando una risposta, attuando studi sia sugli umani che sugli animali come le scimmie.
Più di un contagio è giusto definirla un’emulazione involontaria.
La frequenza di contagio varia durante il giorno, con un picco la mattina presto ed in tarda serata.
Lo sbadiglio è un riflesso involontario dovuto a stanchezza, noia, fame o necessità del cervello di maggiore ossigeno.
Un recente studio, condotto da Ivan Norscia e Elisabetta Palagi dell’Università di Pisa, ha dimostrato che a spingerci a sbadigliare, dopo lo sbadiglio di un’altra persona, sarebbe il legame empatico. Infatti più conosciamo una persona più c’è probabilità che succeda. Il grado di contagio è massimo nei familiari, ridotto negli amici, nei conoscenti e minimo negli sconosciuti. Inoltre il “contagio” è ridotto o assente in soggetti che presentano disturbi legati alla socializzazione.
Lo stesso studio è stato fatto anche su un campione di scimmie che ha avuto la stessa reazione dell’uomo. Lo sbadiglio passa di bocca in bocca soprattutto se le scimmie sono familiari e se a sbadigliare è uno degli anziani del gruppo. Questo, si pensa, sia dovuto ad abitudini primitive. Si tratterebbe di una forma di comunicazione sviluppatasi quando il linguaggio non era ancora stato scoperto; il capobranco o il più anziano attraverso lo sbadiglio comunicava al branco il momento del riposo, come un passaparola.
Si pensa inoltre che vi può essere un coinvolgimento di una classe di neuroni, detti “neuroni specchio”, che sono i responsabili della comprensione delle emozioni e dei sentimenti attraverso l’immedesimazione nelle azioni altrui.
Attenti allo sbadiglio! Potrebbe innescare una reazione a catena alquanto assonnata.