Con questo articolo inizia una rubrica dal titolo dialettale “ma comm’ è?” che in italiano indica un’affermazione che denota grande stupore o sorpresa per un accadimento che si ritiene molto strano o difficile da realizzarsi.
La settimana scorsa ho accompagnato mio padre in un luogo di cura del quale non faccio il nome, perché non è molto importante, potrebbe essere ovunque, vicino o lontano, per sottoporsi ad un piccolo e semplice intervento ambulatoriale.
Il giorno precedente, ovviamente, telefono al medico per farmi comunicare l’ora dell’appuntamento per eseguire il tutto, ed egli mi comunica che il giorno successivo alle 14 dovevamo stare nella sala d’attesa del suo reparto; ovviamente il giorno dopo alle 13.40 stavamo lì, con mio padre che si lamentava perché non aveva potuto mangiare tutta la mezza giornata, per via del piccolo anestetico che doveva sopportare.
Si sa che le attese nelle sale mediche non sono mai piacevoli, ma eravamo convinti che di lì a poco saremmo stati ricevuti e presto saremmo tornati a casa; ma purtroppo sia io che mio padre ci sbagliavamo; alle 14.30 eravamo ancora lì e del medico nessuna traccia; alle 15 lo stesso e alle 16 lo stesso.
Solo a quel punto, si vede il dottore che attraversa il corridoio e si infila nel suo ufficio; a quel punto spazientito ,chiedo ad una sua collaboratrice perché non ci riceveva ed ella, con un atteggiamento tra l’annoiata e lo stupito, ci dice che il professore ha operato tutta la mattinata ed ora doveva mangiare, dopo, ci avrebbe ricevuto.
Ma come è? (ma comm’è?)
Mio padre sta digiuno dalla mattina, stiamo in attesa da ore ed il dottore deve mangiare? Mentre vengo calmato da mio padre, il tempo passa ed il chirurgo esce dalla stanza e ci dice che adesso aveva avuto un imprevisto a casa e doveva andare via di corsa.
Il resto ve lo risparmio (andammo via e l’intervento l’ha fatto da altro specialista),ma dicevo prima che non è importante il nome del luogo di cura, così come non lo è quello del medico, basta che tutti voi lettori sappiate che da episodi, come questi di malasanità, possiamo rimanere coinvolti, ma l’importante è reagire in modo civile, ma fermo affermando i propri diritti e quelli del malato.