Processione nera - Sorrento

Un piccolo racconto dall’interno delle Processioni di Sorrento

Sono di nuovo qui, come ogni anno, davanti al portone della Venerabile Arciconfraternita della Morte pronto per il controllo dell’abbigliamento (tutto deve essere rigorosamente nero) che il confratello incaricato effettua.

Passo e salgo la lunga scalinata che porta davanti alla chiesa, dove fanno già bella mostra i lampioni, le crocette ed i “martiri”che mani anonime hanno reso lucidi e pulitissimi.

Il tempo di consegnare il biglietto d’invito e far segnare il mio nome sul libro dei presenti che già mi trovo nella stanzetta a ritirare la veste.

Ora sono pronto, entro in chiesa, dove tutti attenderemo che il Priore, gli assistenti ed i cerimonieri ci assegnino i compiti e la fila.

Proprio davanti all’altare ci sono le imponenti statue del Cristo Morto e della Vergine Addolorata; mi ci piazzo innanzi per contemplare ancora una volta quell’agonìa e come me credo che tutti abbiano gli stessi pensieri; ma siamo uomini e l’attesa è fatta anche di “caccia” alle sole 5-6 sedie (in totale siamo almeno 400 persone) per potersi sedere almeno un’oretta (il lettore calcoli che l’attesa dura circa 4 ore), cerchiamo di alternarci o di cedere la sedia ai più anziani e poi una volta seduti o rassegnati a stare in piedi, si inizia a chiacchierare un po’, ma ecco che proprio quando la gente aumenta e i capannelli si ingrandiscono, spunta il fioraio con dei grossi scatoli di rose rosse che sistema con cura sotto le statue.

Anche questi fiori hanno un significato per i confratelli, i partecipanti ed i sorrentini, infatti, alla fine della processione c’è una ressa ad accaparrarsi uno stelo da portare a casa come benedizione.

Verso le 19 il Priore e il suo assistente si presentano in chiesa ed iniziano a chiamare i “portanti Cristo” e i “portanti Vergine” e via dicendo, poi alla frase giù i cappucci, inizia un’atmosfera mistica e spirituale fortissima; in chiesa cade un silenzio innaturale; non si può ben spiegare, ciascuno di noi sotto il cappuccio, rimane solo con le sue riflessioni e le sue preghiere personali, le luci vengono soffuse, mentre il coro, nel cortile, intona il Miserere e come in una contemporaneità scandita da un orologio invisibile anche la città piomba in un’atmosfera spirituale, con i lumini che vengono accesi su balconi e finestre delle case, il silenzio occupa le stradine, i vicoli ed il corso principale, mentre la processione inizia a sfilare per le strade e ognuno di noi accompagna Gesù e sua Madre portandoci dentro il senso del proprio peccato, ma penitenti e confidenti in quell’Amore infinito che dopo appena 3 giorni potremo gridarlo.

Ecco, in conclusione, le processioni sorrentine sono la manifestazione di una pietà popolare e di una fede collettiva che materializza visivamente l’escatologia del peccato e della Redenzione.

About Salvatore Foggiano

Classe '77 di Sorrento, professione insegnante di scuola dell’Infanzia e Primaria. Su Sorrento Post mi occupo di cultura, di ricerca di personaggi nati o vissuti a Sorrento ed in Penisola Sorrentina e di cronaca. I miei interessi sono la storia religiosa e della Chiesa, il volontariato con l’Azione Cattolica, la TV e poi c’è l’amore viscerale per il Napoli.

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One comment

  1. …bella immagine quella che si evince. …ma nn si addice più alla processione degli ultimi anni….ormai è solo favoritismo

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