Scelta quasi unica nel suo genere in Italia: il primo cittadino di Positano, Michele De Lucia, ha deciso di abolire la Tasi, la tassa nata dalle viscere dell’Imu.
In particolare, il provvedimento ha eliminato la tanto discussa tassa sia sulle prime che sulle seconde case, sui negozi e su tutte le attività imprenditoriali, comprese quelle turistico-alberghiere.
Stando alle parole del Sindaco, la cancellazione della Tasi nasce dalla convinzione che “la strada giusta non è quella di soffocare i cittadini di tasse, ma soprattutto che la prima casa rappresenta un bene sacro e pertanto non va toccato, né tassato”.
Una scelta importante che aprirà sicuramente polemiche ed aspre discussioni nel modo politico non solo campano, ma che impone sicuramente una semplice riflessione.
Infatti, la Tariffa sui Servizi Indivisibili, si paga per sostenere le spese dei comuni per i servizi cosiddetti “indivisibili”, quei servizi, cioè, che per il fatto di essere usufruiti da tutti i residenti del comune, non possono essere fatti pagare direttamente al fruitore. Per esempio: l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, la sicurezza, l’anagrafe, ecc. Settori questi di un’importanza fondamentale, ma non è tutto.
Il problema, secondo me, è che la Tasi devono pagarla sia il proprietario che il detentore dell’immobile, e cioè anche dagli inquilini che abitano in affitto e già gravati da “un’importante” spesa mensile.
Quindi il dilemma è sempre lo stesso: come garantire i servizi fondamentali e nel contempo non gravare eccessivamente il cittadino di tasse inique? E’ possibile considerare i beni, le attività commerciali ed imprenditoriali come un patrimonio da tutelare e non come “polli da spennare”?
Apriamo una discussione, ma che non sia solo la solita, inutile ed eterna lotta tra “destra” e “sinistra” o tra chi dice “si” e chi dice “no” a tutto. A volte basta solo buon senso. Ai lettori l’ardua sentenza!