Gaetano Salvemini nacque a Molfetta l’8 Settembre 1873 e compì i primi studi con lo zio per poi trasferirsi a Firenze dove si laureò in Lettere nel 1896.
Fin da quando era ancora semplice studente, manifestò con sicurezza di aderire all’ideale democratico, schierandosi al contempo per l’Unità d’Italia; iniziò la sua carriera di docente come professore di lingua Latina e poi come professore di Storia a Faenza.
La sua cultura e le sue conoscenze crebbero a tal punto che riuscì senza molta fatica ad ottenere la cattedra di Storia Moderna a Messina a soli ventotto anni, cosa quasi inaudita.
In questo periodo si iscrisse al partito Socialista, condividendone le idee, ma che lascerà nel 1919.
Messina rappresenta anche la tappa più tragica della sua vita privata, infatti, a causa del famoso terremoto del 1908 perse la sua amata moglie e ben cinque figli.
Lasciò, ovviamente la città siciliana e si trasferì all’università di Pisa, dove elaborò i suoi scritti su Mazzini (La formazione del pensiero mazziniano) e (Mazzini), impegnandosi tra le altre attività anche nella direzione del giornale l’Unità da lui fondato, in quanto era convinto che la vera Unità doveva essere realizzata tramite l’autonomia e il federalismo che rappresentavano per lui anche la soluzione alla questione meridionale, insieme all’abolizione del latifondo; tutto questo mentre la sua carriera di docente lo portò a scrivere testi nei quali approfondisce il nesso tra socialismo e questione meridionale, tematica che sarà centrale nella sua letteratura.
Nel 1919 venne eletto Deputato fino al 1925.
Nel 1925, quando in Italia si è ormai affermato il regime fascista, fondò un giornale clandestino chiamato “Non mollare” e per questo fu costretto all’esilio negli Stati Uniti. (insegnando ad Harvard)
Durante l’esilio scrisse altre opere che servirono a spiegare la natura dittatoriale di Mussolini.
Rientrato in Italia, ricevette il premio Feltrinelli per la storia e riprese la Cattedra a Firenze.
Morì a Sorrento nel 1957.