Oggi 22 ottobre, per il primo anno (dopo la canonizzazione del 27 aprile scorso), la Chiesa ricorda San Giovanni Paolo II.
Certo, capisco che il verbo ricordare può sembrare un po’strano, perché sembra ieri che era ancora tra noi con quel suo volto sorridente e sofferente insieme. E anche in noi sorrentini è vivo il ricordo della sua visita (l’ultimo Papa per il momento) nella nostra città.
In un tempo record per la Chiesa, Papa Wojtyla è stato dichiarato Santo e viene ricordato nel giorno della sua elevazione al soglio Pontificio.
Papa Giovanni Paolo II è arrivato agli altari, dopo una vita spesa per portare Dio agli uomini, prima con le lezioni quando era professore nella sua Polonia, poi con il suo pontificato che presentò con quella frase che è ormai famosa “Aprite le porte a Cristo”, con la quale diede la spallata decisiva ad un regime comunista che in Oriente calpestava la dignità spirituale dell’uomo, combattendo in seguito quello che per lui era il grande male: il capitalismo, ideologia che calpestava l’uomo per adorare il denaro.
Amava tutti gli uomini sinceramente, ma aveva una speciale predilezione per i giovani, a tal punto che inventò la Giornata mondiale della Gioventù, che sono veri e propri eventi mondiali di Fede.
È anche vero che viene ricordato come il Papa viaggiatore: infatti, non aspettava che i fedeli arrivavano a Roma, ma andava lui da loro, facendosi aiutare in questo dal fidato segretario Casaroli, che era il suo diplomatico. Viaggiava e dovunque offriva all’uomo sofferente il rimedio del Cristo crocifisso, senza dimenticare mai, però, di indicare le precise responsabilità degli uomini. Per lui la povertà derivava da atteggiamenti sbagliati e per questo suo parlare chiaro, per questa sua sincerità e Fede era rispettato da tutti, perfino Fidel Castro lo ospitò nella sua isola con tutti gli onori.
Venne poi il tempo della malattia, dello strazio del corpo, dell’umiliazione della parola che veniva meno, ma quella sofferenza è stato il suo più grande testamento o la sua più bella Enciclica.
Ci lasciò dopo ben ventisette anni di pontificato, anche se in realtà non è mai morto, sia perché lo possiamo pregare e invocare come intercessore, sia perché oggi la Chiesa si regge su uomini (compreso Papa Francesco) da lui “fatti” cardinali, continuando così il suo carisma di uomo di Fede.