Bene, cari lettori, come promesso eccomi qui a commentare l’ultimo romanzo di una delle mie autrici preferite e che io ho appena finito di leggere. Come anche negli altri romanzi e in particolare del già citato “Non volare via”, Sara Rattaro decisamente è un’ autrice capace di prendervi il cuore, di commuovervi e di farvi affezionare ai suoi personaggi al punto da desiderare di conoscerli.
Questo è un racconto a due voci, è una storia di un padre e una figlia che devono ritrovarsi. Margherita, infatti, una dolcissima e fragilissima ragazza di quindici anni che dopo la morte della madre va a vivere in Italia con il padre Francesco, un padre che non ha mai smesso di cercarla,non ha mai smesso di tentare di riportarla in Italia da lui, un padre che si sente una nullità senza sua figlia.. già perché Angelika , la sua ex moglie dopo la separazione è ritornata in Danimarca, sua terra d’origine, portando con se margherita senza permettergli di rivederla.
Un romanzo come dicevo molto commovente e che sicuramente aiuta a riflettere, perché purtroppo di casi come questi ce ne sono tantissimi. Sicuramente questo libro è frutto delle numerose ricerche fatte dall’autrice riguardo a questo argomento, infatti, nel corso nel romanzo in una pagina bianca, Sara Rattaro riporta dei fatti di cronaca reali di bambini strappati all’uno o all’altro genitore.
Volevo, adesso, fare una riflessione, se permettete;queste cose accadono sempre dopo le separazioni all’interno di matrimoni fra persone di nazionalità diversa, ora io sono convinta che l’integrazione è una traguardo bellissimo in una società civile e che,però,ogni caso è una storia a sé; ed in ogni storia, dovrebbero essere i sentimenti a farli da padrona; però come dicevo succede sempre più spesso: si torna al proprio paese d’origine e chi si è visto si è visto e come si dice nel romanzo, ognuno alle sue ragione e magari anche chi attua questi comportamenti sono sicuri di averle, sbagliate chiaramente ma.. forse il detto moglie e buoi dei paesi tuoi non è poi cosi sbagliato.