Volendo analizzare a mente fredda facendo, com’è ormai consuetudine di Sorrento Post, un’ approfondimento libero dalle emozioni del fatto appena accaduto, analizziamo il fatto in sé.
Tre uomini napoletani che viaggiavano in auto in una strada della periferia di Roma, improvvisamente sono stati circondati da uno o forse più uomini che, dopo averli pestati, hanno esploso contro di loro dei colpi di pistola riducendone due in gravissime condizioni ed un altro in condizioni meno gravi.
Di lì è partito un tam tam di voci sussurate, riferite, passaparola più o meno esatti e si è arrivati ad una conclusione: tifosi romanisti riducono in fin di vita dei tifosi napoletani.
Lo stadio, intanto, già gremito di tifosi, iniziava a rumoreggiare perché le istituzioni sportive hanno ipotizzato di rinviare la partita e, quindi, gli ultrà hanno iniziato a fare il “loro gioco” esplodendo petardi e pretendendo di dire la loro, o meglio, pretendendo di comandare.
Successivamente fonti vicine al Questore di Roma hanno detto chiaro e tondo che si trattava di criminalità comune che niente aveva a che vedere con la partita.
Davanti ad un’affermazione così seria venuta dal capo della polizia della città, si è deciso di giocare.
Quindi, l’episodio di ieri non doveva scatenare ipotesi di rinvio della partita perché così si permette a gruppi di criminali, travestiti da ultrà, di comandare e di non dare ascolto e protezione soprattutto a quelle migliaia di persone e famiglie che, serenamente, erano andate allo stadio. Cittadini comuni che pagano le tasse, che rispettano le istituzioni, che sono oneste, ma impaurite da tutto ciò.
Dobbiamo dire, quindi, con amarezza, che la causa non sono le partite (sospenderle farebbe solo il gioco dei facinorosi), piuttosto ci vuole un cambiamento del sistema Italia nel quale, chi si macchia di queste violenze, deve essere condannato secondo il reato di tentato omicidio plurimo perché se si gira armati e non si è poliziotti o militari, forse, si tratta di un reato preterintenzionale.
Al contempo servono leggi che consentano alle società di calcio di costruire stadi nuovi, con sistemi di videosorveglianza, filtri rigorosissimi agli ingressi, polizia tra gli spettatori e posti assegnati.
Vi confesso che, avendo un’idea pedagogica dell’informazione, non so fino a che punto sia giusto dare risalto e onori di pagine e pagine a certi soggetti. Forse dovremmo tacere, magari citando solo il fatto in sé, e lasciare che le forze dell’ordine ed i magistrati si occupino del resto (cari lettori su questo vi invito a dire anche la vostra essendo Sorrento Post prima di tutto vostro).
Ora, quindi, dedichiamoci alla finale.
Ieri Benitez ha messo in campo la squadra perfetta. Una squadra dove Higuain ed Insigne, con la loro velocità, hanno messo in ginocchio la difesa viola.
Trascorrono appena 11 minuti e Insigne dal limite dell’area calcia un tiro potentissimo che si insacca alla spalle di Neto. Si tratta di un crescendo rossiniano con Inler, Enrique e Hamsik che recuperano palloni e Higuain al 17’ prende palla, entra in area e passa ad Insigne che per la seconda volta segna.
2-0 e partita apparentemente finita, ma non è così. Infatti il Napoli comincia a rallentare il ritmo e la Fiorentina, approfittando di una svista dei difensori partenopei segna un gol che riapre la partita.
Nel secondo tempo, abbiamo la gioia di rivedere Rossi in campo, ma non serve alla Fiorentina per segnare il gol del pari. Il Napoli, nonostante l’espulsione di Inler, mantiene bene il risultato chiudendosi in difesa e ripartendo.
Proprio da una di queste ripartenze Mertens, entrato poco prima, segna il 3-1.
Partita finita e gioia alle stelle per tutti i tifosi napoletani e festa e caroselli in ogni città.
La quinta Coppa Italia è in bacheca e saluti a tutti.