
Quinto Quintiquieri nasce a Sorrento il 12 Agosto 1894 da una famiglia molto importante che aveva le sue origini nel paesino di Carolei nel cosentino. Il padre era un latifondista che creò la banca della Calabria.
Dopo gli studi di base, si iscrive all’università e consegue la laurea in Ingegneria, anche se le sue vere passioni saranno sempre la scienza della finanza e la politica.
Dopo l’università iniziò ad occuparsi della banca della Calabria, riuscendo a costruire, in pochi anni, una banca solida e legata al territorio che dai teorici di oggi, viene considerata la prima rotta finanziaria sull’asse Calabria-Napoli.
Di orientamento liberale, sentì il dovere di impegnarsi in prima persona nella politica italiana diventando il primo ministro delle Finanze (allora includeva anche il Tesoro) d’Italia nel secondo governo Badoglio (per la cronaca, questo gabinetto Badoglio durò solo 47 giorni: 22 Aprile 1944 – 8 Giugno 1944).
Successivamente, sempre in quel 1944, partecipò, insieme a Mattioli, Cuccia e Mario Morelli, alla spedizione a Washington che fece ottenere definitivamente il via agli aiuti post-bellici degli americani per consentire la ricostruzione, ma anche la sopravvivenza del nostro paese.
In contemporanea con questo impegno gravoso, trova il tempo anche per fondare una testata giornalistica: Il Giornale (non quello di Montanelli, che vide la vita nel 1979).
Passano gli anni e nel 1946, viene eletto come liberale alla Costituente (25/06/1946 – 31/01/1948) che doveva scrivere la Costituzione italiana.
Terminato l’impegno politico, Quintieri diventa nel 1949 vice-presidente di Confindustria ed in qualità di Presidente dell’unione carbo-siderurgica, seguì per la parte industriale tutti i negoziati economici degli anni ’50 dove fu uno de maggiori protagonisti.
Giovanna Annunziata, all’interno del suo libro “Il ritorno alla libertà”, ricorda i suoi incontri con Quintieri, definendolo uomo buono e generoso, dicendo che spesso si incontravano alla stazione Termini di Roma nei loro continui spostamenti Roma-Napoli e, ricorda ancora, che mentre lei prendeva il biglietto di 2° classe, egli acquistava quello di 3°, dicendo non voleva perdere il contatto con la gente, soprattutto la gente che non era ricca.
Fu nominato Cavaliere del lavoro nel 1958. Muore a Ginevra nel 1968.