META. Sono settimane ormai che circolano per Meta voci su di un imminente pensionamento per sopraggiunti limiti di età di Don Gennaro Starita, l’amato Parroco della Basilica di Santa Maria del Lauro.
Ecco però che si ritorna a parlare di “elezioni del Parroco”. Infatti, quella di Meta è una di quelle parrocchie che beneficiano dello Jus Patronatus, cioè l’antico diritto dei fedeli di eleggere il proprio Parroco, nato come diritto di un feudatario su una chiesa od un convento che fossero stati eretti sulla sua proprietà terriera.
In Penisola Sorrentina le chiese che godono di questo antico privilegio sono 7 e sono: una a Sorrento (Santa Maria di Casarlano), due a Sant’Agnello (Santa Maria delle Grazie a Trasaella e S. Prisco ed Agnello), tre a Piano di Sorrento (la Chiesa di Santa Maria a Mortora, la chiesa della SS. Trinità a Trinità e la Basilica di San Michele Arcangelo) ed una appunto a Meta (Santa Maria del Lauro).
In tutto il mondo invece sono 21, ma sono anni che questa tradizione sembra non si voglia più applicare nonostante le numerose proteste dei fedeli; e pare possa essere addirittura dimenticata cadendo così nell’oblio della storia.
La storia del Diritto di Patronato come istituzione giuridica risale al Medioevo e fu concesso da papa Alessandro III nel XII secolo per premiare quei fedeli che si accollavano la spesa per la costruzione della parrocchia.
In passato il diritto al voto era limitato per censo fra i nominativi designati dal Capitolo della Basilica di San Giovanni in Laterano di Roma, poi era l’amministratore a suggerire i nomi. Successivamente la responsabilità di indicare tali nominativi passò all’arcivescovo di Castellammare di Stabia-Sorrento. A partire dal 1974, solo i capi famiglia avevano diritto al voto ma dal 1992 la votazione diventò a suffragio universale, estendendo tale privilegio a tutti i battezzati maggiorenni, sia donne che uomini.
Uno degli ultimi parroci ad essere eletto è stato Don Arturo Aiello, ora Vescovo di Teano, nella Basilica di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento e Felice Cece, Arcivescovo all’epoca, nominò come amministratore parrocchiale di Piano di Sorrento Don Pasquale Irolla, interrompendo così una millenaria tradizione ecclesiastica.