Scrivedo dei luoghi storici e “preziosi” della nostra penisola, oggi mi dedico alla Basilica di Santa Maria del Pozzo.
Si trova lungo la strada panoramica che, dalla penisola sorrentina, porta verso Napoli. La si incontra dopo una piccola salita.
La sua costruzione dura diversi anni, per finire intorno al 1509.
Il racconto vuole che, durante il regno di Leone Isaurico, l’Imperatore bizantino dichiara guerra a tutte le immagini sacre, tanto da spingere alcuni fedeli del luogo intorno alla città di Castellamare, oggi nota come Pozzano, ad abboandonare un’icona della Madonna in un bosco.
Passano gli anni e i decenni, finchè, dopo circa trecento anni, tutti i naviganti, mandriani e contadini che passavano di lì, dicono di sognare un fuoco ardente. Un contadino, in particolare, dopo tre giorni e tre notti di preghiera, sogna la Vergine la quale gli indica il luogo dove erigere una chiesa in suo onore. Recatosi sul luogo, con altra gente, trovano il quadro della Madonna, precedentemente abbandonato, ancora in buono stato.
Da allora inizia il culto della Vergine di Pozzano che è patrona di Castellamare di Stabia insieme a San Catello.
La chiesa col tempo acquisisce il titolo di basilica, e di particolare pregio è, al suo interno, la sagrestia disegnata da Vanvitelli. Probabilmente Vanvitelli effettua un restauro durante un soggiorno a Napoli invitato dal Re Carlo III di Borbone nel 1751.
In tale sagrestia è custodito il crocifisso che il popolo di Stabia venera perché durante una processione penitenziale per interrompere l’eruzione del Vesuvio del 1631 appare al Correttore del Santuario un crocifisso vagante sulle acque.
Il sacerdote gridando “venite,fratelli, accogliamo il Figlio di Dio che viene sul mare” fa dirigere la processione nello specchio di mare prospiciente Pozzano; effettivamente trovano questo crocifisso sulla riva e la minacciata distruzione lavica non avviene.