Processione nera - Sorrento

Passano gli incappucciati: i riti della Passione a Sorrento

Processione nera - Sorrento

Sorrento è pronta a vivere i riti solenni della Settimana Santa. Come ogni anno, tra il giovedì ed il venerdì santo, le strade della cittadina costiera saranno attraversate dai cortei dei penitenti incappucciati, che recheranno con se, oltre ai tradizionali “martirì”, anche il carico di devozione e tradizione ultra secolare che caratterizza da sempre una delle ultime vere tradizioni di Sorrento.

C’è da dire, infatti, che le processioni del venerdì santo sono insite nel “corredo genetico” dei sorrentini: non vi è famiglia che sia nata qui che non abbia visto un proprio membro partecipare a tali cortei. Da ciò si comprende l’attaccamento, a volte anche commovente, che la popolazione locale nutre per questi riti.

Riti che si ripetono, anno dopo anno, con un immutabile dinamismo, e non sembri strana tale definizione! C’è chi ha, infatti, definito con brillante intuizione il periodo di preparazione alla Pasqua in costiera come “il tempo senza tempo”, volendo con ciò intendere il ripetersi, in maniera magicamente uguale, delle sensazioni e dei sentimenti che caratterizzano il tempo d’attesa del triduo pasquale.

Riti e preparativi che, spesso, sfuggono all’attenzione dei più perché svolti nel “segreto” delle confraternite, le pie associazioni che da secoli organizzano i sacri cortei. A Sorrento, come noto, sono due le processioni che si svolgono il Venerdì Santo. La prima, che parte alle prime ore del mattino dalla chiesa dell’Annunziata, è la “bianca”, organizzata dall’Arciconfraternita di Santa Monica, anticamente definita dei Cinturati per via della nera cintura di cuoio che cinge i fianchi dei confratelli, a mò dei frati agostiniani, ispiratori e fondatori dell’antico sodalizio.

La seconda è la “nera”, che inizia la sera del venerdì Santo ed è organizzata dalla Confraternita della Morte. I due cortei più solenni sono anticipati, la sera del giovedì Santo, dal corteo dell’Arciconfraternita del Rosario che fa visita agli Altari della Reposizione allestiti nelle chiese di Sorrento.

Tradizione vuole che tale “visita” avvenga dopo la celebrazione della Messa in “Coena Domini” che si svolge in Cattedrale nel tardo pomeriggio, nel corso della quale il Vescovo lava i piedi a dodici fedeli, a rappresentazione di quanto fece Gesù nel corso dell’Ultima Cena.

Conclusa questa celebrazione, l’atmosfera, che fino a quel momento è stata caotica e ancora gioiosa, cambia totalmente. In piazza Veniero, a due passi alla chiesa dell’Annunziata, a partire dalla mezzanotte, iniziano a sentirsi le note delle marce funebri suonate dalla banda musicale (quest’anno 2013 la banda di Montescaglioso) che prenderà parte alla processione della notte.

Centinaia di uomini vestiti in maglia bianca e pantalone nero si affolleranno per le strade cittadine: sono loro gli incappucciati che prenderanno parte al rito penitenziale. Copriranno il loro volto e saranno irriconoscibili anche ai loro congiunti, diventeranno fantasmi viventi, testimoni di un messaggio enorme, come enorme è stato l’atto d’amore compiuto da Gesù sulla croce.

Ha così inizio la rappresentazione drammatica della Passione che coinvolge Sorrento ed i suoi cittadini in un’atmosfera sospesa tra il misticismo, la devozione e la tradizione, nel suo senso più ampio.

Alle tre del mattino le porte della chiesa dell’Annunziata, rimaste chiuse per permettere la preparazione del corteo e per garantire la giusta preparazione spirituale dei partecipanti, si aprono: nella completa oscurità esce il corteo degli incappucciati bianchi che si snoderà per tutte le vie cittadine e che rientrerà alle prime luci dell’alba, dopo aver fatto visita alle tre chiese del Rosario, di San Francesco e del Santo Patrono, Antonino. Tre soste per altrettante adorazioni eucaristiche, nel corso delle quali i confratelli di Santa Monica, inginocchiati innanzi agli Altari della Reposizione, canteranno le lodi a Gesù Eucarestia.

Nemmeno il tempo di stemperare il misticismo intenso e dolce della notte, ed ecco che la scena cambia di nuovo: intere schiere di uomini, stavolta vestiti interamente in nero, si dirigono, dal primo pomeriggio, nella cappella barocca dei Servi di Maria. E’ lì che è custodito, probabilmente dalla metà del Settecento, il simulacro del Cristo Morto: statua di intensa bellezza nella sua cruda drammaticità.

Alle 20.00 inizia ad incamminarsi lentamente la processione del Cristo Morto, stavolta davanti a migliaia di fedeli e spettatori. Lugubre e solenne, profonda e devota, la lunghissima schiera di incappucciati neri taglia in due la città. In molti, soprattutto i più anziani, non riescono a trattenere la commozione alla vista del Cristo piagato. Piangono al grido di dolore del Miserere (cantato dai duecento cantori del coro a tre voci che accompagna entrambe le processioni). Si compenetrano nello sguardo afflitto e gonfio di pianto della Vergine Maria.

Al rientro di quest’ultima processione i sorrentini si scambiano gli auguri: per loro è già Pasqua.

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