E’ giunta alla XII edizione la competizione che vede sfidarsi i parchi più belli d’Italia iscritti al “network nazionale di parchi e giardini”
Il portale dei Parchi Più Belli d’Italia è una guida online ai parchi e giardini italiani che ha lo scopo di valorizzare l’inestimabile patrimonio architettonico e paesaggistico presente nella nostra penisola, contribuendo a stimolare l’interesse e la sensibilità verso il verde nelle sue forme più eccelse.
Il premio, che ha visto la sua prima edizione nel 2003, in passato è già stato conquistato da due parchi campani: nel 2004 il vincitore sono stati i “Giardini La Mortella” di Ischia e nel 2009 la “Reggia di Caserta”.
Dal 2013 i vincitori sono due, uno per la categoria “parchi pubblici” ed uno per la categoria “parchi privati”. Quest’anno entrambi i vincitori sono ubicati in Campania. Si tratta del “Real Bosco” di Capodimonte per la categoria dei parchi pubblici e “Villa San Michele” di Capri per la categoria parchi privati.
Villa San Michele è un’abitazione sita nel comune di Anacapri, nell’isola di Capri.
La villa prende il nome da una piccola cappella che sorgeva in epoca medioevale alla fine della Scala Fenicia nel territorio appunto di Anacapri.
Nel 1895 il medico svedese Axel Munthe si innamorò delle rovine di un’antica cappella, costituite da una volta sfondata ed alcuni muri diroccati, e volle acquistarla a tutti i costi.[1] Mentre eseguiva i lavori di restauro rinvenne nel vigneto adiacente il rudere la presenza dei resti di un’antica villa romana; da questi attinse per adornare la nuova villa con numerosi reperti archeologici che tuttora si possono osservare nella costruzione originale di Munthe.
La sfinge della villa
Il restauro durò molti anni non solo per le difficoltà di costruire senza vie di comunicazione e di approvvigionamento, che non fossero pedonali, con la vicina Capri ed il mare, ma anche per le numerose vicissitudini della vita di Munthe che più volte dovette partire lasciando incompiuta la sua fatica. La storia della sua vita è raccontata dallo stesso Munthe in una autobiografia, che ha voluto intitolare La storia di San Michele, e con la quale ripercorre anche le varie fasi del restauro.
Il Parco di Capodimonte (già Real bosco di Capodimonte) è il maggior sito a verde pubblico della città di Napoli.
Il bosco fu voluto da Carlo di Borbone nel 1734. Fu concepito inizialmente come riserva da caccia ma con il re Ferdinando II delle Due Sicilie fu trasformato in giardino all’inglese, assumendo l’aspetto che conserva attualmente.
Si estende su un’area di 134 ettari (1.340.000 m² o 1,340 km²). Si presenta come un bosco intervallato da ampie praterie, valloni solcati da piccoli torrenti e aree ricche di cave, caratteristica tipica delle colline napoletane.
Vi si accede tramite tre ingressi: porta Piccola, sita lungo via Miano presso il rione Lieti, porta Grande, posta all’inizio di via Ponti Rossi e infine porta Bellaria, posta sempre su via Miano, ma più a nord, presso l’omonimo ponte.
L’area adiacente il Museo di Capodimonte è caratterizzata da ampi prati con varie specie vegetali. In quest’area, oltre alla reggia, vi sono diversi fabbricati, edificati principalmente nel ‘700: il casino dei Principi, i cosiddetti Palazzotti, le Reali scuderie.
Oltre la porta di Mezzo, antico accesso interno alla riserva di caccia del re posto alla sinistra del casino dei Principi, si entra nel bosco vero e proprio, con cinque viali principali che hanno vari bivi e diramazioni, per un complessivo numero di oltre 100 tra vialetti e sentieri. I cinque viali iniziano in un grande emiciclo nel quale sono presenti dodici statue settecentesche. In questa parte del parco, un tempo adibita a riserva di caccia, vi sono vari fabbricati, edificazioni, statue e fontane. I principali sono l’edificio Torre, la Real Fabbrica delle Porcellane, la Vaccheria, il casino della Regina, il fabbricato Cataneo, l’eremo dei Cappuccini (costruito nel 1819) e la chiesa di San Gennaro di Ferdinando Sanfelice.
Inoltre è presente dal 1961 l’istituto professionale industria e artigianato per la ceramica e la porcellana “Giovanni Caselli”, insediatosi nella fabbrica di porcellane.
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