Erano gli anni Trenta, in Italia la dittatura fascista opprimeva il popolo da oltre dieci anni e gli italiani marciavano perplessi in camicia nera verso un futuro incerto e tragico. La situazione economica era disperata, i lavoratori comuni, gli impiegati, gli operai, non potevano permettersi praticamente nulla e vivevano sognando il mito della “carne la domenica”, un’ utopia per la stragrande maggioranza di essi.
La Penisola Sorrentina in quegli anni era un sol comune denominato Sorrento ed era amministrata da un giovane conte in orbace: il podestà Francesco Garzilli, fascista ventiquattrenne, discendente di un’ antica famiglia della nobiltà spagnola, assiduo frequentatore dei bei salotti snob e sempre circondato da bellissime donne (cattolico “osservante”, nel dopoguerra finanzierà con laute somme la Democrazia Cristiana locale).
A quei tempi la “Terra delle Sirene” era però poco frequentata, meta soltanto di pochi villeggianti dell’alta borghesia parassitaria napoletana. Per questo il giovane Garzilli, nel 1933, ebbe la felice idea di organizzare un ciclo di eventi per celebrare il grande letterato Torquato Tasso (sorrentino di nascita), che nella mente dell’animoso podestà dovevano risvegliare l’economia sorrentina praticamente in ginocchio.
Le manifestazioni furono molto seguite dalla stampa controllata dal regime anche grazie alla presenza di volti noti come: il Principe Umberto di Savoia (futuro “re di maggio”), il segretario del Partito Nazionale FascistaAchille Starace (che ballava la tarantella fino a notte fonda) e il gerarca nazista Joseph Goebbels (braccio “sinistro” del caporaletto Hitler).
Le attività del paese effettivamente si rivitalizzarono ma si concentrarono esclusivamente nelle sale sfavillanti e nelle suite dorate dei famosi alberghi sorrentini come il Vittoriae il Tramontano, escludendo di fatto i cittadini della penisola dalle bellissime feste ed eventi costosissimi. Infatti vale la pena ricordare che le celebrazione del Tasso costarono oltre mezzo milione del vecchio conio, quanto costavano cinque bei appartamenti nei quartieri “scic” della Napoli bene.
Per tutto il decennio successivo furono organizzate feste e festicciole di ogni tipo che attirarono nel nostro paese Ministri e membri della nobiltà romana che trascorrevano intere giornate a chiacchierare su comode poltroncine o sonnecchiare sui lettini delle terrazze; ma il conte Garzilli fu “purgato” dalla sua carica dopo appena un anno dalla geniale idea, formalmente perché celibe.