In questi giorni molti hanno parlato della questione dello “Jus Patronatus” presente in alcune parrocchie della nostra Diocesi, mentre Sorrento Post, sia per rispetto alla scelta che dovrà compiere il nostro Arcivescovo (nella foto, ndr) sia per il rispetto del popolo che ne chiede l’applicazione,non è voluto entrare nella discussione (se non con un articolo di spiegazione).
Adesso, però, non voglio e non posso, sottrarmi al dibattito (dopo che tutti hanno parlato ed espresso le loro idee).
Lo strumento dello “Jus Patronatus” fu introdotto dal Pontefice Alessandro III per darsi la possibilità di concedere privilegi ad alcuni nobili che si accollavano il restauro di chiese o monasteri, ma specificando bene che era da intendere come “Jus Spirituali Annexum” la qual formula non contemplava affatto il diritto di elezione da parte di laici, finché col tempo fu abolito definitivamente da Paolo VI nel 1969 con il Motu proprio “Ecclesiae Sanctae” documento che affermava anche la necessità di rivedere le convenzioni(che escludeva dall’abolizione) tra S.Sede e privati o Enti,tanto è vero che nel nuovo codice di Diritto Canonico del 1983 non vi è traccia dello “Jus Patronatus”.
Quanto detto finora può bastare per dire che sono contrario allo “Jus Patronatus” fosse solo per un motivo giuridico, ma c’è di più.
A mio avviso i fedeli delle parrocchie interessate devono lasciare all’Arcivescovo la decisione su quale parroco designare alla guida delle loro parrocchie, in quanto da un punto di vista strettamente spirituale, la vera scelta la compie lo Spirito Santo il quale attraverso la decisione del Vescovo invia l’uomo giusto al posto giusto (è chiaro che c’è un discernimento profondo nella preghiera del capo della Diocesi nell’interpretare la volontà Divina).
Con questo non voglio dire che l’assemblea del popolo non deve contare nulla, anzi, dico loro che tale “diritto” deve viverlo come uno stimolo continuo ad un confronto ed ascolto incessante con i chierici sia su aspetti quotidiani che sulle grandi domande, senza fare sconti, ma fidandosi della saggezza millenaria dell’episcopato cattolico e del loro Vescovo che è in linea diretta il discendente dei Santi Apostoli.
Facendo questo e superando una volta per tutte tale “diritto” si eviterà in futuro di assistere (Dio ce ne liberi) a campagne elettorali di preti che si metterebbero automaticamente l’uno contro l’altro o a dispute e ferite profonde nella Chiesa come già in passato avvenuto, basti ricordare il caso della lite di Rosano (1203) tra le monache Benedettine del convento di Santa Maria di Rosano, le quali avevano eletto la propria madre superiore ed il conte Egidio che rivendicava il diritto di elezione della suddetta; scontro che durò fino al 1209,cioè ben sei anni,e risolta solo grazie all’intervento di Innocenzo III.
Salvatore Foggiano