A Roma, trent’anni fa, moriva un grande attore e drammaturgo napoletano: Eduardo De Filippo, meglio conosciuto semplicemente come Eduardo.
Nasce a Napoli nel 1900 ed è l’autore di famose commedie andate in scena nei più grandi teatri d’Italia. Le sue opere sono recitate in dialetto napoletano, cosa che sicuramente ha contribuito a rendere a omaggio a questa nostra splendida lingua che soltanto qualche tempo fa è entrata a far parte del patrimonio culturale dell’Unesco.
Ancora giovanissimo il grande Eduardo entra a far parte della compagnia teatrale dove lavora il fratellastro Vincenzo Scarpetta. Si fa conoscere ed amare dal pubblico fin da quando riesce nell’intento di formare, insieme ai suoi fratelli, Titina e Pepppino, una compagnia teatrale che chiama, appunto, i “De Filippo”.
Tante le sue commedie e tanti i temi affrontati con una predilezione per la pazzia o la crisi della famiglia, magistralmente trattati in commedie come “Ditegli sempre di si” o la famosissima “Filomena Marturano“. Una delle commedie più famose che segna anche l’avvio della felice esperienza della compagnia teatrale i “De Filippo” è “Natale in casa Cupiello“.
Sorprendente è la figura del protagonista Luca Cupiello, un anziano signore dal comportamento strano e a tratti quasi fanciullesco. Un padre di famiglia apparentemente disinteressato alle travagliate vicende che coinvolgono la sua famiglia; sembra preoccuparsi soltanto del suo amato presepe che, invano, tenta di far piacere anche a suo figlio.
Una commedia che fa ridere ma che si guarda anche con le lacrime agli occhi. La maestria di Eduardo sta nel saper creare sempre situazioni e personaggi comici ma allo stesso tempo molto comuni nei quali potersi rispecchiare.
Chissà quante volte qualcuno di noi si è svegliato al suono di una voce che dice “lucarie’ sost’ song’ e nov“, e chissà quanti si sono sentiti rimproverare “tua madre è una serva? No tua madre non serve”. E chissà quanti ancora, durante il periodo natalizio, hanno affermato con enfasi: “a me o’ presep’ nun m’ piac” probabilmente gli stessi che hanno pianto dinanzi alla scena finale dove Luca colto da ictus e in fin di vita chiede al figlio “ma a te t’ piac o’ presep?” e lui, commosso, risponde: “si papa, m’ piac o’ presep”.