SANT’AGNELLO. In occasione delle visite mediche eseguite dell’equipe del Centro Studi e Ricerche per le Neuroscienze dello Sviluppo “Janice e Carl Delacato”, ho intervistato il medico statunitense Dott. David Delacato, consulente e supervisore, formatosi come Medical Education presso l’Arcadia University, direttore della Delacato International e degli altri centri Delacato in Europa, che periodicamente da Philadelphia (USA) giunge in Penisola Sorrentina e il Dott. Antonio Parisi, medico neurofisiopatologo epilettologo, consulente del Centro Studi Delacato, componente dell’equipe internazionale di riabilitazione della Delacato International.
Lo scopo di questa mia intervista è quello di fornire al lettore un quadro chiaro sulle patologie trattate e di informare i tanti genitori della penisola, che troppo spesso si trovano ad affrontare da soli queste problematiche senza sapere che c’è la possibilità di rivolgersi ad un gruppo di studiosi che con un’esperienza trentennale hanno ottenuto risultati lusinghieri e riconosciuti in tutto il mondo. La speranza è quella di creare una maggiore coscienza condivisa ed una maggiore interazione tra le varie figure professionali, cercando di coinvolgere anche le istituzioni peninsulari e le scuole che hanno la possibilità così di rivolgersi ad un’ “eccellenza” presente sul nostro territorio e ancora oggi poco conosciuta. Infatti è importante sottolineare che il Centro Delacato opera a livello internazionale con sedi non soltanto in USA, ma anche in Inghilterra, Germania, mentre in Italia ha sede a Milano, Roma e Sant’Agnello.
Il Centro Studi Delacato è un’organizzazione di professionisti che nasce con lo scopo di diffondere il pensiero del suo fondatore, Carl Delacato e di riconoscere e trattare problemi di cerebrolesione nei bambini. La loro spiegazione a tante problematiche trova origine nell’anatomia e nella fisiologia del Sistema Nervoso. Non più, dunque, madri frigorifero di bambini autistici, non più bambini svogliati e scostumati, ma bambini con precise alterazioni neurologiche che possono essere spiegate da un punto di vista scientifico: si parla di cervello, di circuiti e di Organizzazione Neurologica. Finalmente le mamme sanno dare una spiegazione al comportamento dei loro bimbi. Incrociare lo sguardo di un figlio, poterlo abbracciare o, più semplicemente, vederlo camminare, sentirlo parlare e leggere bene non sono più cose irraggiungibili, ma obiettivi possibili. Con tanto lavoro, questo è vero, ma si può!
Infatti, nei lontani anni ’60 Carl Delacato è stato uno dei primi ad intuire un’origine di natura organica per un disturbo che, allora, la maggior parte della medicina ufficiale spiegava come conseguenza di un errato rapporto madre-bambino: la sindrome autistica.
Conosciamo l’equipe e le loro idee più da vicino, rivolgendo loro alcune domande.
D: “Dott. David Delacato, cos’è l’autismo in termini attuali?”
R:”L’autismo è un problema neurologico che risulta da una cerebrolesione lieve e diffusa. Esso si presenta come un problema senso-percettivo e quindi determina il modo in cui il cervello incamera le informazioni dall’ambiente. In genere si osservano tre tipi di alterazioni:
1) iper, dove troppe informazioni vanno dall’ambiente al cervello e questo crea un sovraccarico del sistema;
2) ipo, dove poche informazioni vanno dall’ambiente al cervello;
3) rumore bianco. In questo caso c’è un rumore o una distorsione che interferisce con la normale trasmissione del segnale.”
Mentre il Dottor Delacato mi spiega tutto ciò, sono distratto dalle urla che provengono dalla stanza accanto. E’ solo un esempio di un problema di iper udito. E’ come se la lesione cerebrale avesse creato qualcosa di simile a un corto circuito e la minima quantità di input riuscisse ad attivare il sistema, perciò il bambino urla e si copre le orecchie al minimo rumore. Da tutto ciò si può capire che questi bambini hanno grandi difficoltà di sopravvivenza in un mondo normale, perchè non riescono a incanalare la quantità di stimoli che giunge loro da determinati canali sensoriali. Sono troppi.
Nel secondo caso, invece, nei bambini “ipo”, c’è bisogno di una maggiore stimolazione perché le informazioni possano passare al cervello. Delacato ci spiega che questi sono i bambini con un odorato inferiore al normale, che mangiano indiscriminatamente. A qualcuno di loro piace odorare le sue stesse feci.
Al terzo gruppo appartengono invece i bambini il cui sistema sensoriale opera con così poca efficienza che la sua stessa attività crea un’interferenza nel sistema. Sono quei bambini che sentono il battito del loro cuore, il procedere della digestione, sono quei bambini che sentono che qualcosa sta toccando la loro pelle, quando in realtà non è così.
“Molti definiscono l’autismo un problema comportamentale”, continua Delacato, “In realtà, qualsiasi persona si comporterebbe allo stesso modo del soggetto autistico se avesse il suo stesso sistema percettivo”.
D: “Dott. Delacato, cos’hanno in comune quadri clinici come l’autismo, la dislessia, l’ADHD e la spasticità?”
R: “Possiamo dividere la risposta in due parti. L’autismo e la spasticità sono strettamente correlati. I bambini con spasticità presentano molti dei sintomi propri dell’autismo, ad esempio sono spesso molto sensibili al rumore. E molti bambini autistici presentano problemi motori, anche se di minore entità rispetto al soggetto spastico. In entrambi i casi il problema deriva da una lesione cerebrale, la differenza tra i due sta nella localizzazione della lesione.
La dislessia più che una lesione cerebrale è un problema legato all’organizzazione di quel cervello. I bambini autistici o spastici, quindi con lesione cerebrale, spesso vanno incontro a problemi di organizzazione neurologica, presentando quindi anche problemi simili al dislessico.
Confrontando l’autismo con disturbi tipo ADHD, sindrome di Asperger, disturbo pervasivo dello sviluppo, ci rendiamo conto che questi non sono altro che manifestazioni diverse di uno stesso problema. Pensiamo ad una scala; questi quadri clinici non sono altro che gradini diversi di una stessa scala! Per questo la distinzione che si fa tra queste patologie è convenzionale, ma segni e sintomi spesso si sovrappongono tra loro”.
Successivamente mi rivolgo al Dott. Antonio Parisi: “Dott. Parisi, cos’è il Metodo Delacato e quali sono le basi biologiche?”
R: “Il metodo Delacato nasce negli Stati Uniti negli anni ’70 del secolo scorso per intuizione del Dott. Carl Delacato. Il Dott. Carl negli anni precedenti aveva collaborato con i fratelli Doman e insieme misero a punto la metodologia Doman-Delacato per la cura dei soggetti cerebrolesi. La caratteristica di questa metodologia era quella di, attraverso un profilo di sviluppo, valutare la sede in cui la disorganizzazione neurologica mostrava il suo massimo livello. Con tale metodologia si voleva riorganizzare quel sistema nervoso attraverso l’attività motoria.
Il Dottor Carl dopo una lunga esperienza ritenne opportuno strutturare una metodologia dove fosse prevalente il coinvolgimento del sistema sensoriale. A tale metodologia diede il nome di Metodo Delacato di Organizzazione Neurologica.
Gli esercizi che lui consigliava erano perfettamente in linea con gli studi sulla biologia della memoria e della percezione che in quegli anni si sviluppavano negli Stati Uniti d’America, soprattutto grazie agli studi di Kandel e in Europa con quelli di Changeux.”
D: “Di quali altri interventi possono beneficiare queste condizioni cliniche?”
R: “Negli ultimi anni, grazie anche all’intuito del Dott. David si è potuto osservare un graduale cambiamento nell’approccio a queste patologie. Ciò ha comportato il passaggio dalle precedenti proposte basate per lo più su modelli di psicomotricità, di terapia cognitiva e di psicoterapia verso modelli ove l’aspetto riabilitativo assume un ruolo centrale. In merito a ciò di notevole interesse oltre alla Metodologia di cui ci stiamo occupando, risultano essere l’approccio osteopatico, quello logopedico miofunzionale e quello motorio”.