Era il sabato pomeriggio di qualche mese fa. Era una Napoli insolitamente grigia e piovosa quella che accoglieva, “nella capitale del Regno delle due Sicilie”, uno degli ultimi “veri briganti”, Antonio Ciano.
Nato a Gaeta nel ’47, ex ufficiale della marina mercantile, ex presidente della Confesercenti della sua città, comunista gramsciano.
Storico e ricercatore, è autore di alcuni libri di successo e nel 1996 pubblica la prima edizione de “I Savoia e il massacro del Sud”, un bestseller da oltre 200.000 copie vendute. Politico e meridionalista, è il fondatore del Partito del Sud, un piccolo ma tenacissimo partito progressista che si ispira agli scritti di Dorso, Salvemini e Gramsci.
Nel 2007, con due liste civiche, espugna Gaeta mandando destra e sinistra all’opposizione e come assessore al demanio si prefigge come scopo quello di “riportare alla città i beni demaniali che i piemontesi hanno trafugato e accorpato ai beni dello stato”.
L’estate scorsa gli è stato assegnato dall’associazione“Radici” il premio internazionale “conoscere le mie radici” per l’impegno e il lavoro svolto negli anni per il Sud e la sua memoria storica.
In quei giorni Ciano era impegnato nella campagna elettorale per le elezioni europee. Volevo incontrarlo. Lessi su internet che quel pomeriggio avrebbe presenziato ad un’iniziativa alla Stazione Marittima. Al termine della manifestazione timidamente mi avvicinai, con in mano le copie di alcuni suoi libri e gli chiesi l’autografo.
Nella prefazione dell’ultima opera dello storico gaetano,“Stragi ed Eccidi dei Savoia durante il Risorgimento”, Pino Aprile lo definisce irruento, generoso, onestissimo. Io aggiungerei anche saggio, simpatico e paziente. Trascorsi con lui più di un’ ora ad ascoltare mille aneddoti, curiosità e tanti tanti progetti in cantiere. E’ instancabile Antonio. E’ un combattente. E’ un “vero brigante”.