Da anni il turismo ha subito notevoli mutamenti grazie all’ingresso sul mercato di importanti player online che si sono affiancati, ed in alcuni casi sostituiti, ai colleghi offline.
Tra questi, senza ombra di dubbio, un ruolo fondamentale è ricoperto da Booking.com, Expedia e Tripadvisor. I primi due sono i leader nella vendita online di soggiorni mentre il terzo è il leader indiscusso delle recensioni online.
Gli organi preposti ai controlli, tra i quali l’Antitrust, fino ad oggi non si sono curati di questi fenomeni. Tutt’al più abbiamo assistito, negli anni, a qualche “alzata di testa” da parte di Associazioni di categoria, prima fra tutte Federalberghi che con comunicati “umorali” incolpava ora un portale, ora un servizio di comparazione, della propria incapacità di mettersi al passo con il mercato.
Oggi sembra che qualcosa stia cambiando. Infatti, l’Antitrust ha avviato delle indagini per quanto riguarda i tre colossi del turismo online.
Booking.com ed Expedia presentano nei propri contratti di affiliazione delle clausole che impediscono alle strutture ricettive di poter offrire tariffe migliori di quelle proposte sui portali. Questo, di fatto, impedisce la libera concorrenza ed inibisce l’insorgere di condizioni favorevoli per i consumatori. Infatti, se un’agenzia decidere di applicare un margine inferiore alle camere acquistate da una struttura ricettiva, non può far godere dello sconto il cliente finale.
Riguardo a Tripadvisor è stata avviata, invece, un’indagine per appurare che il portale di recensioni più famoso al mondo applichi dei sistemi rigidi e garantiti contro le false recensioni. Questa volta a richiedere l’intervento dell’Antitrust sono stati in primo piano i consumatori stanchi di fidarsi di “consigli” dei viaggiatori, salvo poi trovarsi di fronte ad una realtà ben diversa da quella descritta.
Siamo solo all’inizio di un procedimento che si protrarrà per almeno un anno. E’ prevista, infatti, per la fine di Luglio la chiusura del procedimento dell’Antitrust.