Nel 1936, dopo la vittoria del Fronte Popolare, coalizione di tutte le anime della sinistra spagnola, le forze monarchico-conservatrici guidate dal gen. Franco e dal suo esercito insorsero, provocando una tremenda corrida di sangue che prese il nome di “guerra civile spagnola”.
Allo scoppio delle ostilità molti italiani accorsero in Spagna per difendere la Repubblica. Erano di estrazione e cultura diversa, differenti ideologie, varie motivazioni. C’erano fra loro operai ed intellettuali, rivoluzionari ed ingenui idealisti, politici e sindacalisti, tutti accomunati dall’antifascismo e dalla condizione di fuoriusciti dall’Italia mussoliniana.
La necessità della guerra portò a schierarsi nelle formazioni combattenti personaggi come Nenni e Bodoni del Partito Socialista, Pacciardi ed Angeloni del Partito Repubblicano, Longo, Vidali e Di Vittorio del Partito Comunista.
I primi gruppi combattenti italiani furono la “centuria Gastone Sozzi” e la “colonna Giustizia e Libertà” di Carlo Rosselli, che subito si distinsero in combattimento, per coraggio ed ardimento, sul fronte d’ Aragona.
Quando poi furono formate le Brigate Internazionali, con volontari provenienti da tutto il mondo compresa la Germania nazista, gli italiani confluirono nella “Brigata Garibaldi”, forte di oltre 4000 combattenti guidati da Randolfo Pacciardi, ex segretario del Partito Repubblicano ed esule antifascista in Francia, molto noto come capo militare per l’audacia dimostrata combattendo come ufficiale nella prima guerra mondiale, meritando due medaglie d’argento, una medaglia di bronzo e la Military Cross dell’esercito britannico; nonché una proposta di medaglia d’oro.
I combattenti antifascisti italiani parteciparono a tutte le battaglie decisive della guerra spagnola, distinguendosi particolarmente nella difesa di Madrid, sul fronte di Huesca e nella battaglia di Guadalajara dove affrontò e sconfisse “gli altri italiani” del CTV, corpo truppe “volontarie”, mandati da Mussolini a sostegno della destra spagnola.
Anche quando, a guerra ormai persa, le brigate internazionali furono ritirate dal fronte, molti italiani scelsero di rimare in Spagna a combattere, andando incontro ad una certa fucilazione o alla morte sul campo di battaglia. Ma molti altri ritornarono a lottare nella Resistenza italiana dopo l’8 settembre del 1943.
La straordinarietà di questi uomini è che non combatterono per uno spicchio di terra in più o per oscure trame politiche, né per il petrolio o l’odio razziale ma per la libertà e la giustizia dei popoli oppressi.