Il 10 giugno del 1924 una squadraccia fascista rapiva un giovane deputato socialista sul lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma. Il suo corpo, straziato da numerose pugnalate, venne ritrovato solo due mesi più tardi nella periferia della capitale.
Era Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, colpevole di aver pronunciato alla Camera dei deputati un appassionato discorso in cui chiedeva a gran forza ai partiti democratici di invalidare i risultati elettorali dello scorso aprile, compromessi dalle intimidazioni e dalle violenze dei fascisti.
Discorso che sarebbe rimasto tragicamente famoso: «… Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza… L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni… Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. »
Terminato il discorso si rivolse ai suoi compagni di partito con una frase che si sarebbe rivelata profetica: «Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me. »
Per l’Italia fu l’inizio di un lungo ventennio di dittatura che si concluderà tragicamente con la distruzione materiale e morale di un’intera nazione. Questo è solo un “ricordo” per uno dei tanti martiri caduti per la Libertà e la Democrazia.